Startup Founder: è meglio essere un visionario o uno scienziato?

Startup Founder: è meglio essere un visionario o uno scienziato?

Qualche decennio fa, quando le startup tecnologiche rappresentavano una novità, le storie di successo della prima ondata di giganti della tecnologia erano per lo più attribuite al genio  e alla visione dei fondatori. Non è difficile capire il perché: aziende come Apple, Microsoft e Google stavano cambiando il mondo, o comunque il modo di viverlo, quindi sembrava che i loro fondatori e leader avessero capacità profetiche.

Queste suggestioni sono state rafforzate ancora di più da storie come quella di Steve Jobs: estromesso dalla Apple nel 1985, dopo più di un decennio di problemi e di mediocri successi, la società ha deciso di riassumerlo come CEO nel 2000. Dal suo ritorno al timone, Apple è riuscita a crescere più di 200 volte (da una capitalizzazione di mercato di $3 miliardi a oltre $620 miliardi pochi mesi dopo la sua morte).

A causa di vicende come queste, oggi non è sorprendente incontrare ancora degli investitori che cercano soprattutto leader carismatici, forti e visionari su cui scommettere. Naturalmente, casi come WeWork e Theranos mostrano che riporre troppa fiducia nei Founder carismatici senza indagare attentamente sulla realtà economica oggettiva sottostante è una mossa rischiosa da parte degli investitori.

Per aiutare gli aspiranti fondatori ad avere successo, bisognerebbe dare dei consigli più attuabili nella pratica e utili per capire cosa funziona e cosa no. Per questo motivo, se guardi bene oltre le storie di successo e le milionarie operazioni di exit riportate dai media, scoprirai che la comunità delle startup si è lentamente e costantemente allontanata dalla ricerca del leader visionario e carismatico, puntando verso un processo scientifico che possa massimizzare le possibilità di successo di un’impresa innovativa. Ciò si riflette in libri popolari come “The Lean Startup” ma anche nella vasta gamma di risorse disponibili online nonché guide su come fare startup, che si concentrano su ciò che dovresti fare per avviare un’impresa, piuttosto che su chi dovresti essere.

Questo processo scientifico si basa in generale sull’utilizzo dei feedback che un Founder riceve dal mondo reale (clienti, stampa o investitori) al fine di scartare le cattive idee e investire tempo, sforzi e risorse in quelle buone, concentrandosi in modo specifico sullo sviluppo del prodotto e l’analisi del mercato.

Detto questo, anche se è molto più probabile arrivare al successo reale e sostenibile attraverso un processo scientifico e razionale di convalida dell’idea e del prodotto, non dovresti sottovalutare l’importanza della percezione che gli altri hanno di te. I media, i clienti e persino la maggior parte degli investitori e dei potenziali partner non avrebbero la pazienza e il tempo per approfondire ogni singolo dettaglio del tuo processo di validazione. Non si interesserebbero nemmeno di tutti i tuoi sforzi lavorativi a meno che non ci fosse una buona storia dietro.

La realtà, quindi, è che le persone sono più interessate a sapere se un Founder ha una visiona ambiziosa e una buona storia da raccontare, anche se questi dettagli tendono ad essere marginali ai fini di una partnership commerciale o ad un investimento. Saper presentare e raccontare con sicurezza ed entusiasmo la propria grandi idea, vendendo così il potenziale economico e l’impatto sociale della tua impresa,  nel bene o nel male, fa parte del gioco delle startup.

Alla fine, è più utile essere un Founder Visionario o uno startupper con un approccio pratico e più scientifico? Probabilmente entrambi.

Una buona idea accompagnata da un’ottima presentazione ha bisogno di dati economici e numeri per essere credibile. Allo stesso modo un Pitch basato soltanto sul conto economico non ha mai emozionato ed ispirato nessuno.

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