“Passione e sacrificio: questo significa fare startup” – Marco Apollonia, CEO di myAEDES

“Passione e sacrificio: questo significa fare startup” – Marco Apollonia, CEO di myAEDES

L’ecosistema startup romano è cresciuto molto e in fretta negli ultimi anni fino a diventare un hub culturale e scientifico di primaria importanza nel panorama europeo, con i suoi 24 incubatori/acceleratori /startup studios, 6 scuole d’impresa, 12 FabLab, 5 Centri di Technology Transfer e ben 50 Smart Working Centre.

Da qualche settimana il numero di incubatori è aumentato con la nascita del nostro Millennials XLab, il corporate incubator del Gruppo Millennials, che ha appena concluso la sua prima Call 4 Open Innovation “From Draft to Craft”.

Millennials XLab continua a raccontarvi, attraverso la rubrica “Rome – open (innovation) city”, storie di startup fondate e cresciute nella Capitale.

Questa settimana ci occupiamo del settore della pianificazione digitale dei cantieri edili attraverso la tecnologia mobile driven, raccontando la storia della startup myAEDES attraverso le parole del Co-Founder e Ceo Marco Apollonia. Ne è scaturita una chiacchierata piacevolissima con riflessioni sull’importanza della cultura dell’imprenditoria e la passione necessaria per essere considerati startupper nati.

Marco, raccontaci com’è nata l’idea di myAEDES?

“myAEDES nasce dall’idea e dall’esperienza diretta di Chiara, amica e una dei Co-Founder della nostra startup. Chiara, durante il suo ultimo esame all’Università in “Gestione del cantiere”, ha sperimentato personalmente le difficoltà oggettive di controllo dello stato effettivo di avanzamento dei lavori, ma anche il mancato supporto ai professionisti per la gestione e la compilazione di tutti i documenti previsti obbligatoriamente per legge. Da li è nata l’idea di myAEDES: perché non far terminare il lavoro e la compilazione dei documenti necessari direttamente sul campo, tramite un’app? Le attività di pianificazione obbligatorie e necessarie per il corretto avanzamento dei lavori nei cantieri edili sono tra gli adempimenti più dispendiosi per i professionisti in termini di ore impiegate. Da questa esigenza nasce la soluzione ideata da myAEDES: un software di semplice utilizzo, web e mobile, che digitalizza il cantiere, rendendolo accessibile in ogni momento.

Ci siamo messi subito al lavoro e alla fine del 2017 abbiamo presentato l’idea durante l’Hackathon di Benevento vincendo il percorso di incubazione in terra campana. Il nostro obiettivo era fare un prototipo digitale dell’idea nel mondo construction. Il team era composta soltanto da noi, i 3 Founders – Chiara Maresca, Giulio Santabarbara e me”.

Come funziona myAEDES?

“myAEDES è un software pensato per rispondere sempre più alle esigenze dei direttori dei lavori e delle imprese. Non è solo uno strumento per la gestione digitale del cantiere sul lato “Direzione dei lavori” ma riguarda anche il coordinamento esecutivo e la sicurezza del cantiere. Tramite l’app è possibile generare la reportistica e conservare i documenti ma non solo.

Professionisti e imprese edili trovano in myAEDES l’unico gestionale completo in tema di edilizia e di lavori sul campo. Dalle anagrafiche dei dipendenti, aziende, fornitori e collaboratori fino alla creazione di progetti illimitati – anche condivisi -, redazione di verbali e check-list specifiche per i cantieri tramite form semplici da compilare – anche via dettatura vocale – e inserimento foto.

Da oggi introduciamo la nuova contabilità per cantiere, che permette di importare il computo metrico. in qualsiasi formato, e aggiornare le produzioni direttamente da smartphone o tablet durante il sopralluogo per redigere il SAL istantaneamente.  

Grazie a myAEDES, i professionisti possono gestire più cantieri da una stessa app ovunque si trovino: in ufficio, in loco e anche all’estero con evidenti vantaggi di tempo ed economici. Con myAEDES terminano il lavoro ancora prima di lasciare il cantiere”.

Come avete effettuato la validazione del prodotto e la costruzione di un MVP?

“Alla luce della nostra esperienza di giovani startupper, direi che la validazione dell’idea di business sia di primaria importanza ed è uno dei primi step da fare. Noi non avevamo assolutamente l’esperienza di come si facesse una startup e quindi abbiamo passato molto tempo cercando di partecipare a concorsi pubblici e privati, seguendo settimane di formazione e facendo application per diversi programmi. Ma l’avanzamento del nostro progetto era molto lento, disordinato e confuso, non avendo avuto nessun tipo di indicazioni o aiuto da esperti.

La svolta è arrivata nel giugno del 2019 quando siamo stati selezionati da LVenture Group per partecipe al programma di accelerazione di LUISS EnLabs, ricevendo anche il primo finanziamento. Fino a quel momento noi non avevamo mai provato a lanciare il nostro prodotto sul mercato. Avevamo molto lavorato sull’MVP, l’app era funzionante ma non avevamo nessun tipo di riscontro da parte del nostro target.

L’idea originale di business riguardava una sorta di piattaforma che avrebbe permesso a tutti gli attori del cantiere di iscriversi e interagire tra di loro, scambiando informazioni, aggiornamenti e dettagli durante l’avanzamento dei lavori. Il prodotto originale, quindi, era concentrato su una possibile e completa comunicazione tra attori sul campo.

Il prodotto fu lanciato nel settembre 2019 su PlayStore e fu un flop perché capimmo subito che gli users non erano interessati alla comunicazione interna del cantiere ma piuttosto ai moduli di reportistica che facilitassero il lavoro sul campo.

Grazie ai primi feedback ricevuti abbiamo capito la necessità di un pivot, di una modifica e aggiunta dei moduli. La validazione e il confronto con gli users fu fondamentale e molto diretto:  telefonammo personalmente a chiunque avesse scaricato l’app per capire i pro e i contro del prodotto che stavamo lanciando.

Finalmente l’app fu modificata con aggiunte importanti e nell’ottobre 2019 ci furono le prime vendite e i primi abbonamenti. Da quel momento fu un continuo migliorarsi, grazie anche agli esperti e  professionisti messi a disposizione da LVenture Group durante il periodo di accelerazione.

Oggi consideriamo l’MVP e la validazione del prodotto così fondamentale che prima ancora di fare una qualsiasi aggiunta o evoluzione dell’app, la validiamo in anticipo e poi procediamo alla sua costruzione reale”.

Utilizzate il digital marketing? Quali strumenti e con che obiettivo?

“Le prime campagne social furono fatte all’interno dell’acceleratore. Grazie ai risultati delle prime Ads, fu possibile migliorare la comunicazione e il rapporto con il cliente. Durante il periodo iniziale del lancio dell’app sul mercato eravamo sempre in 3 e ci occupavamo di tutto. Anche delle strategie di comunicazione e marketing. Ricordo ancora le notti passate a studiare i manuali di marketing e a leggere come fare l’advertising su Facebook.

Una volta avute le risorse grazie ai finanziamenti e all’avanzamento del prodotto sul mercato, è stato possibile integrare una risorsa marketing all’interno del team. Ad oggi è molto importante avere qualcuno che si dedichi interamente alla cura dell’immagine digitale del brand e sull’acquisizione dei lead. A lungo termine la strategia costruita si è rivelata molto soddisfacente, completamente digitale, attraverso utilizzo di SEO e Google e Social Ads e  probabilmente, per il momento, continueremo su quella strada”.

Marco Apollonia, Co-Founder e CEO di myAEDES

Com’è cambiata la tua vita e il tuo lavoro con la fondazione della startup? E che progetti ci sono per il futuro?

“Prima di buttarmi in questa avventura con i miei amici avevo sempre lavorato nelle startup, quindi forse stavo soltanto aspettando il momento o l’idea giusta. Se non avessi fondato myAEDES starei sicuramente lavorando in qualche startup o azienda come responsabile sviluppo. Effettivamente avevo anche ricevuto la proposta da una scaleup importante prima dell’inizio di tutto. Ma la voglia di costruire qualcosa che fosse utile alle persone, ai liberi professionisti, e che migliorasse il loro lavoro e, perché no, anche la vita privata, era più forte.

La crescita della nostra startup è evidente: nel giro di un anno abbiamo acquisito oltre 100 clienti. Le proiezioni sono molto positive e la nostra app è una soluzione in continua evoluzione.

Gli obiettivi per l’anno prossimo sono l’acquisizione di almeno 500 clienti in Italia e l’espansione in Europa entro la fine dell’anno. Abbiamo già avuto i primi contatti e richieste di acquisti, in particolare modo dalla Germania. L’internazionalizzazione non è importante soltanto per la startup in termini di guadagno ma soprattutto per la crescita del prodotto stesso, dimostrando così l’utilità e validità effettiva dello stesso.

Inoltre confidiamo di continuare il nostro lavoro in smart working, un modo di lavorare sperimentato durante la pandemia ma che si è rivelato perfetto per noi e ci ha permesso di incontrare virtualmente e introdurre nel team delle risorse fuori Regione che altrimenti non sarebbe stato possibile assumere”.

La nostra consueta domanda conclusiva: startupper si nasce o si diventa?

“Startupper si nasce secondo me. La passione di costruire qualcosa di proprio e vederlo crescere è un qualcosa di innato, accompagnato da tanta pazienza e la forma mentis impostata. L’imprenditore nato deve anche saper essere oggettivo e assolutamente predisposto al fallimento, pur continuando a crederci con tutto se stesso. Essere uno startupper e costruire un’impresa comporta delle privazioni  ma il desiderio di costruire qualcosa di importante è più forte. È una questione di carattere e propensione al rischio che non si può acquisire attraverso l’esperienza sul campo”.

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