“L’idea del blabla car su due ruote nasce dai moto taxi in Thailandia”  – Francesco Rellini , CMO di Scooterino

“L’idea del blabla car su due ruote nasce dai moto taxi in Thailandia” – Francesco Rellini , CMO di Scooterino

Millennials XLab ha lanciato la scorsa settimana una nuova rubrica – Rome (open) innovation city –  con il desiderio di presentarvi il lavoro di alcune startup con sede nella Capitale.

Dal mondo di Wallfarm e delle startup agritech, passiamo ora alla smart mobility raccontandovi di Scooterino: la startup che propone un modello di mobilità alternativa e condivisa, dando la possibilità di scelta a chi ha deciso di non voler più sottostare ai problemi di mobilità quotidiana di una grande città come Roma.

Francesco Rellini, il Co-Founder e CMO di Scooterino, ci ha raccontato le tappe più significative del percorso di Scooterino: dagli inizi caratterizzati da pochi finanziamenti ma da una grande risposta degli users romani, fino all’ultima esperienza a Tokyo e dei progetti futuri.

Conosciamo meglio questa startup romana e anche il suo Co-Founder, un imprenditore con moltissimi interessi, capace di fondere l’imprenditorialità con la promozione della cultura indipendente e il cinema.

Francesco raccontaci a grandi linee le tue esperienze che poi, di fatto, ti hanno portato ad essere un imprenditore?

Sono laureato in economia e management presso l’Università degli Studi di Perugia. Durante quel periodo ho iniziato a svolgere le prime esperienze all’estero e ho scritto la tesi di laurea a Istanbul, durante l’Erasmus. Un anno dopo la laurea, mi sono trasferito a Bangkok in Thailandia, per lavorare come project manager presso la Camera di Commercio italo-thailandese. Terminata l’esperienza thailandese, nel 2014 sono andato a Los Angeles dove ho iniziato a specializzarmi e a lavorare nel settore della produzione audiovisiva cinematografica e televisiva. Sono tornato in Italia alla fine del 2014 e ho dato vita a quello che oggi  è la startup di Scooterino”.

Da cosa nasce l’idea di Scooterino?

“Ho maturato l’idea iniziale, il ride sharing su due ruote, grazie ai miei viaggi e in particolare grazie all’esperienza a Bangkok. In Thailandia esiste da decenni un’alternativa di trasporto che si chiama Moto Taxi – da non confondere con i Tuk – che è utilizzata da moltissimi anni in modo analogico, fermando delle moto per strada come se fossero dei taxi. Ho trovato questa tipologia di trasporto molto comoda e geniale nella sua semplicità e mi sono chiesto perché nell’Occidente non fosse già presente questa sorta di “passaggio in moto”, che avrebbe permesso alle persone di risparmiare molto tempo, soprattutto in città affollate come Roma.

Ho iniziato a lavorare ad un concept che fosse più adatto ad un pubblico occidentale e mentre mi trovavo negli Stati Uniti, mandai la mia application  per una call for ideas di quello che allora si chiamava “Telecom Working Capital ” e che poi è diventato TIM WCAP, il programma di accelerazione di idee d’impresa creato da Tim Ventures. Dopo qualche mese ricevetti la notizia che la mia idea era stata selezionata e iniziai a mettere insieme un team per realizzarla.

Dopo aver riunito un primo team di 3 sviluppatori iniziammo a progettare quella che divenne poi la prima versione dell’app di Scooterino: all’epoca si chiamava Byke ed era la prima applicazione in Europa dedicata al ride sharing su due ruote – una sorta di piccolo Blablacar per scooter che serve per dare e ricevere passaggi veloci all’interno di città trafficate come Roma.

Ho incontrato successivamente ad un evento Oliver Page, che aveva avuto la mia stessa idea attraverso necessità e ragionamenti completamente diversi. Abbiamo deciso di unire le forze, io portando il team tecnico di sviluppatori e un’app pronta e lui una certa esperienza nel marketing ed un network di investitori americani. E’ nata così Scooterino ed è stata lanciata ufficialmente alla fine del 2015 dopo aver raccolto un primo investimento”.

“Abbiamo iniziato sin da subito a sviluppare dei nuovi servizi che differenziassero la nostra offerta.  Trovandoci a Roma, considerata una delle prime mete turistica a livello mondiale, ci siamo subito mossi in quale direzione. I nostri rider accompagnavano i nostri clienti a fare dei tour di Roma. Un servizio personalizzato, pensato per far risparmiare il tempo e le energie ai turisti, permettendo di visitare le attrazioni evitando i mezzi pubblici e le lunghe caminate sotto al sole. I tour sono stati accolti con molto entusiasmo e sono andati molto bene. Al momento, questo tipo di servizio è chiaramente fermo a causa della pandemia.

La stessa però che ha permesso di far crescere il nostro servizio di delivery, attivo grazie alla nostra flotta di più di mille driver attivi sulla città di Roma. Si tratta di un servizio di delivery orizzontale che noi chiamiamo “Concierge”. Il servizio permette lo spostamento e il recapito di pacchetti e diversi tipi di ordini all’interno della città e molto rapidamente. Questo tipo di realtà è cresciuto molto grazie anche alle partnership con altre startup”.

So che Scooterino non è l’unica startup di cui hai fatto parte in questi anni.

“Si, nel 2017 ho partecipato alla fondazione di un progetto che poi è diventata una startup e successivamente anche una piccola casa editrice indipendente, Hoppipolla è nata con la missione di far conoscere tutti quei creativi indipendenti, le cui forme d’espressione nascono dal basso e non hanno una distribuzione strutturata. Li sosteniamo attraverso la creazione di un nuovo canale di distribuzione, con lo scopo di mettere in comunicazione i creativi e il loro pubblico di riferimento.

La startup sta andando molto bene e sta crescendo in fretta ma purtroppo alla fine del 2019, a causa di molti impegni, ho maturato la decisione di vendere le mie quote di Hoppipolla e di dedicarmi maggiormente a Scooterino, che proprio in quel periodo mi ha portato a trascorrere 3 mesi a Tokyo, in Giappone”.

Il tempo trascorso in Giappone ha riguardato i vostri progetti presenti e futuri?

“L’intenzione era quella di attivare uno spin-off giapponese in concomitanza con le Olimpiadi. Progetto che chiaramente è saltato per il momento a causa della situazione pandemica mondiale.

Allo stesso tempo però siamo orgogliosi di essere stati selezionati per un nuovo programma di internazionalizzazione che ci porterà a Parigi a fine gennaio del 2021, Covid permettendo. Il programma è organizzato e ospitato dal più grande acceleratore francese, Station F, con l’obiettivo di far incontrare e far conoscere le startup con maggior potenziale, il cui business è pronto per essere esportato in Francia.”.

Partecipare a un programma di accelerazione di startup è importante secondo te per le startup early stage?

“Si ma non soltanto per la possibilità di potersi prenotare davanti agli investitori ma anche dal punto di vista del network, di validazione del idea e della trasmissione di metodi di lavoro da parte dei mentori molto validi. Per tutta una serie di ragioni è caldamente consigliabile a chi non ha esperienza imprenditoriale pregressa di partecipare ad un programma di incubazione o accelerazione, in base al livello di avanzamento della business”.

Secondo te, startupper si nasce o si diventa?

“Startupper si diventa. Il ruolo, quello dello startupper o dell’imprenditore in generale, è un ruolo che si può imparare a ricoprire, un’attitudine che si può allenare, ottimizzando capacità che possono essere sviluppate attraverso l’esperienza. Certamente ci sono delle persone che nascono con un certo tipo di mentalità, più propense alla carriera imprenditoriale, ma dal mio punto di vista lo studio, l’interesse personale e l’esperienza sono più importanti”.

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