Da Fashion designer a agritech startupper senza passare dal via: Jacopo Teodori, COO di Wallfarm

Da Fashion designer a agritech startupper senza passare dal via: Jacopo Teodori, COO di Wallfarm

Millennials XLab lancia una nuova rubrica – Rome open (innovation) city  con lobiettivo di approfondire i profili di alcune startup con sede nella Capitale.

Per la prima intervista ci siamo catapultati nel mondo delle startup agritech, fatto in questo caso di hardware, coltura idroponica e tanti tecnicismi. Abbiamo raggiunto telefonicamente Jacopo Teodori, COO di Wallfarm e ci siamo fatti raccontare  un po’ di cose.

Jacopo è un ragazzo curioso, attratto dalle sfide e sempre in cerca di novità. Ma gli ambiti a cui è prevalentemente legato sono il food e il fashion, i settori cardine dell’Italia. Ha studiato fashion design allo IED di Roma, è un cantante, designer, è stato concorrente all’interno del programma Projest Runway Italia, è uno startupper e ora sta concludendo il Master of Business Administration alla LUISS Business School e sta presentando il progetto per una nuova startup food.

Il ritratto del giovane COO di Wallfarm è estremamente eterogeneo eppure perfettamente lineare. Conosciamolo meglio!

                      

Qual’è stato il passaggio che ti ha portato dal settore della moda e da Project Runway al  mondo delle startup e alla tua partecipazione a InnovAction Lab?

“So che probabilmente potrebbe sembrare un passaggio azzardato, vedendolo da fuori, ma in realtà è stato un proseguimento naturale di quelli che erano i miei progetti. Partecipare al Fashion Reality è stata un’esperienza formativa, mi ha fatto capire quello che volevo: creare un progetto mio, qualcosa di innovativo, essere un imprenditore.

E’ per questo che poi ho partecipato a InnovAction Lab. Volevo creare un team e coinvolgerlo nel mio progetto che era quello di dare origine a una piattaforma, uno spazio che riuscisse a raccogliere tutte le aziende produttrici del fashion sul suolo italiano. Ma poi le cose sono andate diversamente, abbiamo avuto una nuova idea, ed è così che è nata Wallfarm”.

Cos’è Wallfarm?

“Wallfarm è una startup hardware agritech, produttrice di robot che automatizzano le tecniche di coltivazione fuori suolo. Grazie alle soluzioni che abbiamo brevettato, è ora possibile semplificare ancora di più il concetto di coltivazione domestica.

È un sistema di automazione compatto che non richiede alcuna installazione complicata e nessuna specifica. All’utente viene chiesto solo di scaricare un’app e premere il pulsante play. Et voilà tutte le piante coltivate in idroponica o aeroponica (nel primo caso le radici sono immerse nell’acqua, mentre nel secondo caso sono nell’aria e l’acqua viene nebulizzata) cresceranno da sole, dalla semina alla raccolta.

Il progetto iniziale era di realizzare un orto da parete, ma ben presto abbiamo capito che non era un’idea così innovativa considerato il numero di aziende in questo campo. Decidiamo quindi di fare pivot nel 2016, puntando sull’aspetto tecnico del progetto. Lo stesso anno entriamo nell’acceleratore di Startupbootcamp FoodTech Roma che ci porta poi a realizzare due aumenti di capitale nel giro di 2 anni”.

Secondo te, quanto è importante partecipare a programmi di acceleratori e mentorship per una startup agli inizi?

“L’acceleratore per startup è come una palestra: non importa quale sia la tua situazione iniziale, l’allenamento e la guida degli esperti sono a tua disposizione, tutto dipende dal tuo impegno e dalla tua costanza. L’acceleratore ti dà la possibilità di acquisire nozioni che prima non avevi, capire l’ecosistema startup e creare una rete di relazioni professionali, tutte cose estremamente importanti se si vuole entrare nel mondo dell’imprenditoria”.

Parliamo di quelle che sono le difficoltà che avete incontrato?

“Fondare subito, nel dicembre del 2015 la nostra società – siamo una SRL – è stato difficile, la burocrazia ha un iter lunghissimo e opprimente. Inoltre fare hardware è un’esperienza che richiede tanto lavoro, è il livello più difficile del già difficile sistema delle startup. Abbiamo pianificato la produzione di massa nei minimi dettagli, sviscerando ogni costo, lead time, metodo di produzione ecc. È stato un lavoro di progettazione enorme ed articolato. Nel dicembre del 2018 abbiamo convinto gli investitori industriali della bontà del progetto grazie ai brevetti approvati e abbiamo avuto un aumento del capitale di 235k ed è stata la prima volta in cui ci siamo “dati uno stipendio”. Il settore hardware è molto difficile da affrontare anche per i costi iniziali molto alti.

Infatti, al momento, stiamo anche mettendo in atto delle strategie di diversificazione del nostro business che ci permetterà di vendere un prodotto finito in breve termine”.

Tu stai anche completando un MBA alla LUISS, oltre a lavorare. Come trovi il tempo per fare tutto?

“La leggenda di come gli startupper lavorino anche 15 ore al giorno è vera ma fino ad un certo punto. Ci sono stati momento molto affollati, dove facevamo delle call notturne con il Giappone magari e subito la mattina avevamo delle presentazioni o degli incontri da fare. Poi c’erano anche dei momenti più soft dove era più facile organizzarti e bilanciare gli impegni. Dipende tutto dal tipo di carattere che uno ha. Io sono una persona a cui piacciono le sfide e faccio di tutto per portarle a termine.

Ora ad esempio sto progettando una nuova startrup food, assieme alla mia ragazza, da presentare alla fine del mio MBA. Siamo alle fasi iniziali ma sono molto emozionato a riguardo. Una volta alla domanda di cosa volessero fare dopo la laurea i giovani rispondevano “essere assunti dalla Fiat”. Oggi l’aspirazioni dei ragazzi è di costruire una nuova Fiat. E io sposo questo pensiero completamente”.

L’ultima domanda, quella che ci piace porre a tutti i nostri intervistati: startupper si nasce o si diventa?

“Essere uno startupper è una questione di mentalità, di indole. Le skills si possono anche acquisire ma se non si ha la predisposizione al rischio, la curiosità insita e un modo innovative di pensare non si può andare lontano. Quindi, per come la penso io, startupper si nasce”.

Per chi volesse maggiori informazioni su Wallfarm può visitare il loro sito www.wallfarm.bio.

Per chi invece fosse appassionato del mondo food e volesse cimentarsi, sappiate che  Jacopo sta cercando due programmatori per lo sviluppo della sua nuova idea di startup. Il progetto è ancora allo stadio zero ma l’esperienza e l’engagement sono assicurati. Parola di startupper. 

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